Engramma motorio: una chiave per l’unità perduta

Non è la prima volta che mi soffermo fissando “il punto” sulla postura, con il suo coloratissimo e multietnico mondo sommerso.
Mondo che emerge, di quando in quando, in quella sorta di pseudo-mercatini rionali collocati nell’hinterland polveroso e grigio dei capoluoghi di provincia che ogni tanto i nostri politici rispolverano con l’aiuto di stanchi pubblicitari, i quali sono soliti riciclare altisonanti brand “all inclusive” in cui fanno bella mostra termini come expo, salute, benessere, postura e via dicendo.

Il fatto che torni recidivamente in un ambito apparentemente così scientifico e cartesiano (tanto per riprendere un termine caro a Erio Mossi The King) e, non paga di ciò, affronti anche un monografico in tandem con il prof. Zanfrini (ideatore della pedana Lizard), potrebbe indurre, soprattutto chi mi conosce personalmente, a sottoscrivere che l’età mi abbia giocato davvero un brutto scherzo.

Vi rassicuro subito.
Non ho intenzione di comprare una squadra di calcio.
Né di candidarmi in politica.
Reiteratamente mi soffermo sulla postura perché, nella quotidiana pratica clinica, sempre più trovo riscontro che biomeccanica e psiche sono una la manifestazione dell’altra, e sempre più si rafforza in me la convinzione che non possa esistere fisiologia senza filosofia.

Il tono muscolare non è una proprietà meccanica statica del singolo muscolo ma un continuo adattamento fisiologico, una continua riorganizzazione della periferia, una condizione di allerta.
La periferia motoria garantisce la selezione ottimale della conduzione del comando volontario.

Nelle reazioni posturali i riflessi non sono meccanismi stereotipi in quanto vengono selezionati, amplificati o inibiti a seconda del contesto meccanico in cui l’azione si dovrà svolgere.

Il cervello conosce l’azione ma non i singoli muscoli né il movimento a cui essi sono deputati.
E’ la periferia che decide gli aspetti motori.
Ciascun singolo movimento ha un’identità propria.

Che cosa sia una lettera, ad esempio la Effe, può essere chiaro al Sistema Nervoso; è però compito della periferia motoria renderla visibile attraverso la scrittura, in quanto differenti sono le richieste e i muscoli da reclutare quando si decide di utilizzare una penna e un foglio piuttosto che un pennello e un muro.
La scrittura è uno degli esempi di come il cervello possieda engrammi motori definiti e costanti così come la lettura, attraverso le molteplici forme in cui può essere rappresentato un simbolo, possiede engrammi indefiniti e incostanti.

La plasticità dei riflessi e la necessità di reazioni inconsce automatiche o pre-azioni (cfr. Bernstein) precedono ogni movimento volontario.
Il movimento può essere compreso pienamente solo se gli aspetti psichici e nervosi vengono interpretati alla luce dei suoi aspetti meccanici.
Quando nell’apprendimento si associano una scarsa adattabilità dei riflessi e ritardi nell’attività preparatoria, insorgono manifestazioni la cui evoluzione potrebbe causare patologie di carattere neuromotorio.

E’ importantissimo osservare il movimento nella sua globalità cercando di trovare regole generali semplici al di sotto delle sue complessità e variabilità.
Muovere ritmicamente polso/mano destra in un senso mentre caviglia/piede destro vanno in senso opposto è difficilissimo, così come è difficile comprendere se un soggetto stia compiendo uno sforzo massimale solamente con l’analisi della forza che produce.
La rotazione del tronco ma non della testa verso il lato destro può temporaneamente risvegliare il paziente con emiparesi destra dal neglect verso ciò che avviene alla sua destra.

La plasticità dei riflessi e le reazioni inconsce automatiche precedono il movimento volontario…
…anche se non si è ancora riusciti a comprendere come sia possibile che sforzi puramente mentali riescano a produrre aumenti di forza simili a quelli prodotti da un allenamento fisico…
…così come non si è ancora riusciti a comprendere la modalità per cui ciascun individuo sappia individuare in qualsiasi momento il proprio baricentro corporeo, visto che è un punto virtuale…
…o perché le nostre gambe siano alla continua ricerca di quei movimenti in grado di trovare, ritrovare o mantenere il baricentro nella massima economia…
…o la ragione per cui i nostri riflessi cambiano in continuazione per mantenerlo proiettato all’interno della base di appoggio come se ne avvertissero l’esatta localizzazione.

In ogni azione, accanto agli infiniti movimenti istantanei, si ritrova inscindibilmente una componente psichica.
Nell’azione è presente una traccia dell’idea generale (engramma) la quale si rende manifesta nella singola esecuzione gestuale.
Le azioni sono ectoforie (ndT, dal greco: portar fuori) di engrammi.
E’ grazie all’azione che, nel mondo fisico, viene trasportata l’idea, la progettazione generale, l’engramma.
Apprendimento motorio non significa necessariamente apprendere l’engramma, ma anche saperlo realizzare in contesti differenti nonostante le variabili condizioni fisiche in cui “ectoforizza”.
L’azione è programmabile, e quindi in qualche misura è già esistente ancor prima che si manifesti nella realtà meccanica attraverso quel movimento volontario che segue le sensazioni, gli stimoli, le afferenze filtrate, i segnali interpretati, la volontà.

L’engramma è ciò che rende la fisionomia dell’azione resistente alla variabilità che il mondo fisico le impone.
L’azione è ciò che fa muovere l’organismo alla conquista della variabile realtà, alla sua provocazione e al successivo controllo dell’ instabilità che ne scaturisce.
L’engramma è una sorta di programma astratto, di strategia, che nasce dall’organismo stesso e al tempo stesso lo governa, che differenzia il movimento dell’essere vivente da quello robotizzato di una macchina.

Non è pensabile attribuire ad uno strumento diagnostico la conoscenza e registrazione di variabili non tangibili o astratte, chiamate emozioni o sensazioni, in grado di destabilizzare profondamente la materia e invalidare i test.

Tutti i mezzi che l’osteopata utilizza per studiare il movimento, diagnosticando eventuali disfunzioni all’origine di disordini posturali, sono importanti solo se considerati come parziale punto di partenza in relazione esclusivamente all’aspetto biomeccanico dell’ecosistema uomo.

Fabìola Marelli
Osteopata
Letture consigliate:

Bernstein Nicholas “The co-ordination and regulation of movements”, Pergamon Press, Oxford, 1967
Galilei Galileo “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”,
G.Einaudi Editore, Torino, 1970

 

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